Come iniziava il vero e proprio rito di Nozze nell'antica Roma

Il rito di Nozze, così come molti autori romani lo descrivono, iniziava con l'arrivo dello sposo a casa della sposa e con la pratica di un sacrificio augurale in onore degli dei.

La sposa riceveva in casa sua, oltre allo sposo, anche i parenti e gli amici di lui e insieme alla presenza degli aruspici (avevano il compito di esaminare le interiora dell'animale sacrificato per vedere se gli dei erano favorevoli al matrimonio), di dieci testimoni e della massima autorità religiosa della Roma pagana (il Pontifex Maximus ed il flamine di Giove il Flamen Dialis) sacrificavano, o nell'atrio della casa oppure in un tempio vicino, un animale in onore degli dei.

L'animale sacrificato poteva essere una pecora, un bue oppure un maiale, o anche un ariete, molto dipendeva dalle disponibilità economiche della famiglia.

Dopo il sacrificio in onore degli dei con i testimoni, che come abbiamo detto solitamente erano dieci, si apponeva un sigillo sul contratto di matrimonio, sigillo che però non era obbligatorio, infatti poteva anche non essere presente nel contratto di matrimonio.

Eccoti svelata anche l'origine della presenza dei testimoni che tutt'ora è necessaria nella cerimonia nuziale.

Dopo il sigillo sul contratto di matrimonio iniziava il rito.

Gli sposi (entrambi con la testa velata) seduti uno affianco all'altra su due sedili ricoperti di pelli di pecora, mangiavano insieme una focaccia fatta di farro, il mangiare insieme era simbolo della vita coniugale.

Questo particolare sicuramente ti riporta a ciò che succede ancora oggi nella cerimonia religiosa, vero?

Gli sposi siedono vicini e durante la cerimonia religiosa mangiano il corpo di Cristo.

Accanto alla sposa solitamente sedeva la pronuba (matrona che aveva avuto un solo marito, pronuba dal latino pro e nubo, “favorisco le nozze”).

La pronuba simboleggiava la dea Giunone (protettrice del matrimonio e del parto alla quale erano dedicate le feste matrimoniali il 1° marzo), essa dopo il sacrificio agli dei e la firma del contratto di matrimonio, firma che tutt'ora avviene, cioè la firma dell'atto di matrimonio, attuava il momento più solenne del rito, cioè univa le destre degli sposi.

La pronuba, mentre il sacerdote pronunciava le solenni formule del rito, poneva la mano destra della sposa sulla mano destra dello sposo, in questo modo si simboleggiava la volontà dei due sposi di essere marito e moglie.

Ecco un altro gesto simbolico che svela l'origine di un gesto importante nel rito religioso quando il prete dice agli sposi: “datevi la mano destra” e gli sposi si stringono appunto la mano destra.

A questo punto gli sposi anticipati da un inserviente che portava il cumerus e cioè un cestello con gli arredi sacri, (considerato assistente del sacerdote nelle cerimonie sacerdotali), facevano insieme il giro dell'altare.

La cerimonia si concludeva con le grida di felicità dei parenti verso gli sposi con l'esclamazione augurale Feliciter: “la felicità sia con voi”.

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